8 marzo Giornata Internazionale della Donna

 

ph. @Michela Medda Photos

Parlare di violenza contro le donne è sempre doveroso, perché è attraverso la diffusione d’informazione che si generano conoscenza e maggiore sensibilità. E’ solo così che, la lotta a difesa delle vittime di abusi fisici e psicologici, può stanare questo male ancora così frequente!

Tanto è stato fatto ma tanto ancora c’è da fare, per un fenomeno sociale ancora molto diffuso che oggi vede protagoniste 9 milioni di donne che hanno subito violenze fisiche o verbali.

I dati Istat, 2015-2016, ci rivelano, inoltre, che sono rimaste invariate le situazioni lavorative dove il ricatto sessuale verso le donne è utilizzato per fare carriera ed essere assunte.

Sono circostanze che hanno come protagonisti uomini, che usando il potere del ruolo ricoperto e approfittando della vulnerabilità di chi cerca un’occupazione o una promozione, chiedono in cambio una prestazione sessuale. Le vittime, in preda al terrore, preferiscono non denunciare e spesso sono costrette ad abbandonare quella posizione o a rinunciare alla carriera.

Anche gli uomini subiscono molestie sessuali, ma in numero minore, circa 3 milioni e 750 mila e in condizioni di minore gravità.

Per entrambi i sessi, le violenze, sono comunque agite, per la maggioranza dei casi (97%), da parte di uomini. Questo dato evidenzia che nella nostra società vige ancora una cultura maschilista e di abuso di potere, in cui gli uomini assumono tuttora un atteggiamento di “possesso” nei confronti della mente e del corpo dell’altro (sia esso maschio o femmina).

Ritengo che sia molto positivo che l’informazione, oggi, dia ampio spazio a questo tema, anche attraverso le testimonianze dirette, che documentano non solo gli scempi subiti, ma come la vita di queste persone e delle loro famiglie sia stata compromessa per sempre.

E’ vero che un mutamento c’è stato: sono aumentati le associazioni e i centri antiviolenza, i media ne parlano più spesso; si è intervenuto con le leggi. Sono evidenti una maggiore condanna sociale e una minore solitudine delle donne.

Manca ancora però un cambiamento radicale, sul piano culturale, tale da sconfiggere definitivamente questo disagio ancora così incidente nella nostra società.

Credo che, il primo luogo dove bisogna progettare una maggiore sensibilizzazione del fenomeno della violenza, sia nelle scuole. I ragazzi, oggi, devono essere resi consapevoli delle conseguenze disastrose di questo fenomeno sociale.

Inoltre, troppo spesso, ho sentito testimonianze che riportano che le risposte ricevute, da parte delle vittime, nel momento in cui si è trovato il coraggio di chiedere aiuto, sono state “ingenue”. Terzi hanno sottovalutato la gravità di quanto accadeva. Dichiarano che si è cercato di “mettere le cose a posto” provando a “pacificare certe situazioni”; lasciatelo fare a un professionista, che con la sua competenza, possa avere un giudizio più obiettivo sulla gravità della situazione, evitando che questa degeneri in modo irreparabile, come si è assistito in molte occasioni.

Quando una donna dichiara di essere spaventata, la situazione non va mai sminuita. L’ascolto e la raccolta della denuncia, di quanto sta accadendo, sono doverosi, sempre!

Le autorità competenti devono essere ancora più consapevoli delle tragedie che si continuano a consumare; gli amici, i parenti, i conoscenti devono esporsi e non celarsi dietro un clima omertoso, perché così facendo divengono complici. Noi donne dobbiamo denunciare e chiedere aiuto! Senza vergogna e senza timore, perché la vera paura bisogna averla essendo consapevoli di quello che di peggio succederà dopo; e non alle altre donne, ma a noi! A te!

PERCHE’ NELLE SITUAZIONI DI MALTRATTAMENTO E VIOLENZA NON VALE LA PROMESSA CHE NON ACCADRÀ ANCORA, O LA MINACCIA DI POTER RICEVERE PIU’ MALE!

Denunciare e punire questi abusi servirà e salverà altre donne a non essere ancora vittime. Utilizzate qualsiasi canale abbiate a vostra disposizione! Non siete sole!

Ci tengo a concludere evidenziando che, chi subisce violenza, riporta molteplici danni, sia fisici che di salute mentale. Le donne, vittime di tali abusi, tendono ad assumere alcool e droghe, oppure assumono comportamenti rischiosi. La violenza può anche influenzare la percezione del proprio corpo, e portare a soffrire di disordini alimentari.

Gli effetti a lungo termine sulla salute mentale causati dalla violenza di genere possono includere problemi come disturbo da stress post-traumatico, depressione, ansia. Difficoltà che, interferendo con la quotidianità, possono peggiorare nel tempo e possono comportare tendenze suicide e fenomeni di autolesionismo. Altri effetti possono essere: la tendenza a chiudersi nei confronti degli altri, il non voler fare cose che una volta piacevano e avere una scarsa autostima.

Diffondiamo il messaggio di DENUNCIARE, prima che sia troppo tardi. Sosteniamo chi decide di mettere in salvo la propria esistenza. Così facendo si aiuterà anche la persona abusante, perché anche lei ha bisogno di aiuto, un aiuto che non arriverà mai del silenzio delle vittime!

Dott.ssa Antonella Rocco