Christmas Blues, Tristezza Natalizia

 

 

 

“Natale è felicità!” Quante volte in questi giorni sentiamo questo ritornello nell’aria: parenti, amici, colleghi, la cassiera al supermercato, tutti urlano questo slogan!

Detta così sembra un imperativo, quasi come: “A NATALE DEVI ESSERE FELICE”. Un convincersi reciprocamente, più che un reale vissuto condiviso fra tutti.

E così, eccoci, ad assolvere un altro dovere, che assume le vesti di un vero e proprio obbligo morale.

 

Ma ci si può obbligare a direzione i nostri sentimenti così come ci viene imposto dagli altri?

Assolutamente no, l’ascolto della nostra natura autentica, compresa quella della parte sentimentale, è prioritario per la nostra reale serenità.

Negare la verità di tutti i nostri sentimenti è quell’azione sbagliata che ci porta, a breve o a lungo termine, a perdere il nostro benessere psico-fisico.

 

E poi ci sono le luci che fanno festa, gli addobbi dai colori sgargianti che attirano la nostra attenzione, gli accattivanti pacchi regalo, le musiche ovunque, il cibo che abbonda in ogni angolo come segno di prosperità e abbondanza.

E tu, con i tuoi sentimenti “diversi”, di tristezza, malinconia, dolore, puoi sentirti uno fuori posto ovunque, un alieno. E così, incontrare gli altri, o frequentare certi posti, alimenta il tuo malessere e la tua amarezza.

 

Il periodo Natalizio non può coincidere obbligatoriamente con un periodo di pace e serenità per tutti noi. Anzi, capita che in questo periodo si stiano vivendo situazioni sentimentali ed emotive complesse e difficili. Incomprensioni familiari, crisi di coppia, problemi di lavoro, malattie da affrontare, lutti.

L’idea di ritrovarsi a festeggiare può alimentare il nostro disagio proprio perché non c’è lo spazio per condividere il nostro dolore e sentiamo di doverlo negare, “rimuovere” e così facendo lo alimentiamo ancora di più.

 

Che cosa è preferibile NON fare:

  • Non sentirti obbligato a partecipare a tutte le occasioni di festa.
  • Non isolarti, aumentando la solitudine e il rischio di ritiro sociale: “nessuno è un isola”, gli altri possono sempre aiutarci se ci rendiamo disponibili ad essere aiutati.
  • Non mentirti, credendo di poter “fuggire” la realtà dei fatti. Il ritorno sarà ancora più duro e comporterà un disagio maggiore.

Che cosa è consigliabile fare:

  • Vivi spontaneamente “IL TUO NATALE”, con tutti i sentimenti che custodisce il tuto cuore. “Date voce al vostro cuore, altrimenti si spezza”.
  • Sentiti autorizzato a creare delle tue regole di gestione delle feste, senza assoggettarti a quelle socialmente imposte.
  • Se gli altri fanno domande scomode, in totale contrasto con il tuo stato d’animo, non sentirti costretto a “confessarti” se non lo desideri, usa l’ironia, una risposta cortese che ti permette di spostare l’attenzione indesiderata.
  • Natale è nascita del Bambino, ciò può essere un momento di riflessione per tutti noi sulla propria rinascita interiore, a nuova vita.

 

In conclusione…

Viviamo in una società in cui “uniformarsi” pretende di essere la regola: uniformarsi alla moda, al pensiero politico, persino la bellezza estetica pretende di uniformarci tutti attraverso la chirurgia.

E’ la nostra unicità? La nostra più autentica natura dove va a finire?

Non uniformate i vostri sentimenti, riconosceteli uno a uno e viveteli tutti, solo così sarete liberi, autentici e preserverete il vostro benessere.

 

Dott.ssa Antonella Rocco

Psicologa Psicoterapeuta


Attacchi di panico e bisogno di trasformazione

 

L’attacco di panico, come una spia o un campanello di allarme, ci sta segnalando che il nostro organismo necessita di carburante vitale del quale siamo in riserva: l’ascolto di noi stessi.

Cos’è un attacco di panico?

Ciò che in concreto accade è lo scatenarsi un disagio psicofisico profondo, che in circa 10 minuti raggiunge la massima intensità e scompare più o meno dopo 30 minuti. Questi episodi, non sono prevedibili e possono innescarsi in qualsiasi momento.

L’esperienza dell’attacco di panico ci dà la sensazione di un imminente pericolo, con una percezione di un rischio immediato per la nostra vita che, all’apparenza, sembra non esista.

In realtà, quello che voglio raccontarvi oggi, è che non è del tutto così.

Una causa scatenante c’è, ma non arriva dall’esterno, bensì da dentro di noi.

Ciò che realmente fa l’organismo è rispondere a uno stimolo inconscio, e producendo adrenalina e noradrenalina predispone ad una reazione “salva vita” di attacco e fuga.

La domanda è: fuggire da chi o da cosa?

Quello che vorrei comunicarvi, prima di tutto, per chi è vittima degli attacchi di panico, è che:

  • è possibile trattare gli attacchi di panico
  • non c’è nulla di sbagliato in te
  • non sei solo

I sintomi che il nostro organismo produce, finalizzati a richiamare l’attenzione e “metterci in allarme”, ci stanno dicendo che, al di la della nostra percezione conscia, non siamo ne felici ne sereni come crediamo di essere.

Nella società contemporanea c’è la tendenza a conformarsi maggiormente ai nostri doveri e non ai nostri desideri. Questo implica uno scarto profondo da colmare tra ruoli e obblighi a cui attenersi e le nostre reali esigenze di benessere.

E’ così che si da poco spazio alle nostre emozioni più vere che devono essere represse per conformarsi a una vita fatta non di scelte ma di “obblighi”.

Invece che soffermarci a riflettere su questi BISOGNI, decidiamo di difendercene, proviamo ad annullarli, attraverso una negazione profonda.

In sostanza l’attacco di panico può essere visto come un messaggio, un allarme, da ascoltare, da parte del nostro inconscio, della nostra parte più vera e autentica, che è la nostra personalità profonda, la quale ci sta dicendo che ci stiamo dimenticando di qualcosa di veramente importante: noi stessi.

L’ipotesi, quindi, è che l’attacco di panico sia correlato a difficoltà di espressione dei nostri contenuti emotivi; conseguentemente si genera l’incapacità a gestire l’iperarousal psicofisiologico: i sintomi.

La persona è impossibilitata a riconoscere e gestire la sua risposta alla stimolazione di natura emozionale perché confonde quel vissuto con uno stato di allarme solo organico a cui risponde con angoscia (risposta attacco e fuga) per sopravvivere all’ipotetico pericolo.

Il soggetto, interpreta i segnali fisiologici di attivazione come gravemente minacciosi per la propria incolumità e per difendersi, prova in tutti i modi a contrastare e annullare l’attivazione fisiologica sperimentata, ma questa soluzione non è efficace.

Chi soffre di attacchi di panico generalmente evidenzia:

  • Una stima di se bassa e possiede poca fiducia in se stesso
  • Difficoltà a esprimere rabbia e disaccordo
  • Compie scelte fondamentali per compiacere gli altri
  • Sente di dover raggiungere gli obiettivi ad ogni costo

E’ consigliabile imparare a:

  • Esprimere rabbia e sentimenti negativi incanalandoli adeguatamente verso l’esterno
  • Permettersi di seguire i propri desideri senza sentirsi in colpa
  • Tollerare le incertezze della vita e la nostra vulnerabilità
  • Sapersi voler bene per quelli che si è

Nella vita di tutti i giorni ci si sente costantemente sotto pressione e si ha la sensazione di “perdere il controllo”, un controllo che vorremmo avere su tutto!

Invece dobbiamo accettare la nostra vulnerabilità e la nostra “non onnipotenza”, dobbiamo tollerare le normali e inevitabili frustrazioni che la vita ci riserva.

 

Sintomatologia secondo il DSM-V

(Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali)

Chi soffre di Attacchi di Panico sperimenta, contemporaneamente, almeno 4 dei seguenti sintomi:

  1. palpitazioni/tachicardia
  2. dolori o fastidi al petto
  3. sudorazioni
  4. brividi o vampate di calore
  5. fame d’aria
  6. sensazione di soffocamento
  7. tremori
  8. nausea
  9. mancanza di equilibrio, vertigini
  10. sensazioni di formicolio o intorpidimento
  11. sensazioni di irrealtà
  12. paura di perdere il controllo o diventare matto
  13. paura di morire

Secondo l’OMS circa un terzo della popolazione mondiale ne soffre.

La patologia, che rientra nei “Disturbi d’Ansia”, è invalidante poiché influenza in modo profondo e negativo la nostra quotidianità facendoci perdere sempre di più la gioia di vivere, costringendoci aa rinunciare a tante situazioni di socialità, e facendo della paura la nostra compagna costante.

 

Qual’è la soluzione?

Tutto ciò richiede la necessità di chiedere aiuto a uno specialista, uno psicoterapeuta, che attraverso una terapia può alleviare tale disagio psichico e migliorare qualitativamente aspetti della nostra vita così invalidanti. Paziente e psicoterapeuta, insieme, potranno indagare il valore e la funzione del sintomo rappresentato dall’attacco di panico.

Il Training Autogeno, come tecnica di rilassamento, rende possibile la gestione dell’ansia e dello stress e quindi lo consiglio vivamente.

Il farmaco può essere utile, ma solo se inserito all’interno di un trattamento più complesso che preveda inevitabilmente la presenza di uno psicoterapeuta.

La finalità sarà di ritrovare la propria autenticità, togliendoci le pesanti maschere indossate fino ad oggi e, abbandonando i ruoli a cui ci siamo sentiti costretti, sentirci di nuovo padroni della nostra vita e non vittima di essa.

La vita è un’esperienza meravigliosa, non perdertela!

Curiosità

La parola panico ha origini greche, nello specifico nel “dio Pan”, mezzo uomo e mezzo caprone. Egli appariva improvvisamente sul cammino altrui, seminando terrore, per poi scomparire velocemente. Chi lo incontrava restava in uno stato d’impotenza, incapace di spiegare l’accaduto.

 

Dott.ssa Antonella Rocco

Psicologa – Psicoterapeuta

Operatrice Certificata per il Training Autogeno

 


Menopausa

Fine o NUOVO INIZIO?

Tra i 45 e i 55 anni nella vita di una donna inizia il periodo della menopausa.

Durante questa fase di naturale cambiamento il corpo subisce delle profonde modificazioni e possono essere presenti i sintomi caratterizzanti tipicamente questo periodo: palpitazioni, sudorazioni improvvise e vampate, difficoltà legate al sonno. Gli ormoni hanno un ruolo fondamentale poiché hanno un effetto profondo sul sistema nervoso centrale e sono la causa di possibili sbalzi d’umore.

Tutto ciò non implica che lo stato d’animo vissuto dalla donna, in questo momento, sia legato a fattori oggettivi che appartengono alla menopausa, questo è un falso pregiudizio.

L’emotività, che la donna legherà in questa fase della sua vita, sarà soprattutto influenzata dall’immagine che lei stessa associa a questo periodo.

Un’influenza importante deriva dalla cultura sociale cui apparteniamo e anche da quella familiare, quindi da come c’è tramandata l’immagine collettiva e familiare della menopausa.

È così che ritroviamo diverse immagini associate alla menopausa:

  • Menopausa come libertà: dal vincolo del ciclo mestruale e dal rischio di rimanere incinta; questo ci permette di vivere più liberamente la nostra quotidianità e la nostra sessualità.
  • Menopausa come conto alla rovescia: inizio della vecchia, inizio della fine.
  • Menopausa come perdita: della giovinezza, della bellezza, della sensualità, della femminilità.
  • Menopausa come “indifferenza”: considerando la transitorietà di questo momento.

Dal punto di vista psicologico, a tutela della salute della donna, è importante valutare dei possibili fattori di rischio che possono essere all’origine di vissuti e stati d’animo negativi.

Uno di questi è se la donna in questo periodo cessa la propria attività lavorativa, oppure vede in contemporanea l’uscita di casa dei figli(sindrome del nido vuoto), o non può reinvestire sul proprio rapporto di coppia. In questi casi  è possibile sentirsi inutili, prive di obiettivi o scopi.

È per questo che, per contrastare efficacemente queste eventualità, vanno ricercati e valutati dei fattori protettivi, positivi, che ci consentono di vivere con serenità questa fase di passaggio a una nuova epoca della nostra vita.

Vediamoli assieme:

  • Reinvestire sui propri rapporti interpersonali: di coppia, familiare e amicale, dedicando più tempo a incontri e momenti di condivisione.
  • Decidere di dedicare maggiore tempo a se stesse: coccolarsi e viziarsi, concedendosi trattamenti estetici e finalizzati alla valorizzazione della propria bellezza, rispolverare vecchi hobby o trovandone dei nuovi facendo ciò che più ci piace e ci far stare bene.
  • Preoccuparsi di prendersi maggiormente cura di se stesse: fare attività fisica per contrastare i sintomi legati al cambiamento in corso, producendo endorfine, aumentando l’elasticità della pelle e favorendo un’energia fisica maggiore. Migliorare l’alimentazione e dedicarsi ad attività di rilassamento. Io consiglio il Training Autogeno, una tecnica efficace per contrastare tutti i sintomi presenti in questo momento. Nella mia esperienza clinica, in Training Autogeno ha aiutato in modo valido e veloce le mie pazienti a stare meglio e a ritrovare se stesse, potendo avere nuovamente controllo sulla propria vita.
  • È fondamentale poter condividere le emozioni e i pensieri che viviamo in questo periodo, affidandosi prima alle persone che ci sono vicine senza mai vergognarsi a farlo; poi, consiglio di farlo anche con dei professionisti competenti: il nostro medico di base, il ginecologo e un terapeuta, per ricevere sostegno e tutte le indicazioni utili anche a risolvere eventuali difficoltà.

E’ importante non considerare la menopausa come la “fine” ma decidere di utilizzare questo periodo della nostra vita come un tempo dedicato alla rinascita, per riscoprire se stesse e poter rivalutare la propria immagine. Rimettersi in gioco, potenziando la nostra autostima, per ripartire con una nuova forza e una nuova bellezza.

Dott.ssa Antonella Rocco

Psicologa Psicoterapeuta